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BuonCinema! di Giovanni De Benedictis

Cine-riflessioni, curiosità e recensioni: la tappa obbligata per chi ama il buon cinema. Perché il cinema "è una cosa seria"... LEGENDA (TRIANGOLINI): 1 = pessimo; 1,5 = mediocre; 2 = guardabile; 2,5 = carino; 3 = bello; 3,5 = notevole; 4 = ottimo. VISIONE CONSIGLIATA (FACCINA): Verde = per tutti; Giallo = bambini in presenza di adulti; Rosso = solo per adulti.

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Utente: Iohannes
Nome: Giovanni De Benedictis
«Se non si crede un po' a quello che si vede sullo schermo, non vale la pena di perdere il proprio tempo con il cinema» - S. Daney

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Vacanze in Basilicata
sabato, 14 novembre 2009

WALL STREET

New York, 1984. Buddy Fox (Charlie Sheen) è un giovane broker affetto da rampantismo: è il tipico yuppie al quale il proprio posto di lavoro – in questo caso alla piccola Jackson & Steinham, all’ombra dei grattacieli di Manhattan – sta stretto. Al che, riesce a mettersi in contatto col cinico, ‘mitico’ finanziere Gordon Gekko (Michael Douglas), per mettere alla prova le proprie capacità. Ma, spinto dal padre (Martin Sheen), si renderà conto troppo tardi della profonda disonestà del proprio operare…

Basato sullo scandalo commerciale del 1986 ed uscito pochi giorni prima del crollo della borsa del 1987, Wall Street equivale a dire “Oliver Stone è al suo meglio”. Dedicata alla memoria del padre – che era un vero broker – la pellicola ha il pregio di saper coinvolgere ogni spettatore, prescindendo dalle eventuali competenze in materia. La regia, la fotografia ed il montaggio sono estremamente dinamici, così come sono adeguate ed incalzanti le musiche di Stewart Copeland, jazzista e batterista dei Police. Le interpretazioni dell’intero cast sono eccellenti, con un Douglas da Oscar (vestito Cerruti ed efficacemente doppiato da Giancarlo Giannini) ed un C. Sheen ben calato nel suo ruolo (ed affiancato dalla biondissima Daryl Hannah, che all’epoca era ben in vista). Davvero memorabili i due monologhi di Gekko, rispettivamente su avidità e ricchezza: impressionano tutt’ora, con gli Eighties ed il fallimento della new economy alle spalle. E con la crisi globale che ancora miete le sue vittime.

 

CRITICA ▲▲▲

 

VISIONE CONSIGLIATA


postato da: Iohannes alle ore 13:19 | link | commenti
categorie: wall street
domenica, 08 novembre 2009

Ben detto!

"Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla."

da LA LEGGENDA DI BEOWULF di R. Zemeckis

postato da: Iohannes alle ore 16:43 | link | commenti
categorie: - ben detto -
domenica, 01 novembre 2009

Presi del cinema: WALKING ON AIR di Kerli

Non si sa se Tim Burton sia mai stato nella suddetta repubblica ex-sovietica, ora parte della UE. Ma di certo qualcuno – anzi, qualcuna – è riuscita a mettere in contatto, seppur sullo schermo, la fredda Estonia con i cupi mondi burtoniani.

Si tratta di Kerli (al secolo Kerli Kõiv, classe 1987), cantante estone – grande fan di Björk – che l’Europa ha conosciuto a partire dall’8 Dicembre 2008, giorno in cui fu lanciato il suo primo singolo, “Walking On Air”, tratto dall’album “Love Is Dead”. Ed è proprio il videoclip di tale singolo ad aver letteralmente immerso la cantante in un mondo che sembra concepito (o copiato pesantemente…) dai film del regista di Burbank.

Chi ricorda bene determinati film di Tim Burton, tipo “Il mistero di Sleepy Hollow”, “Sweeney Todd”, “La sposa cadavere” o “Nightmare Before Christmas” non può non notare d’acchito quanto questi abbiano influenzato la giovane star nello scegliere un’ambientazione e delle scenografie simili.

Infatti nel video (che pare non avere una vera e propria trama, e che a livello concettuale sembra rifarsi più che altro a Matrix, per l’idea di ‘un mondo dentro l’altro’) si vede la cantante manovrare una marionetta – vivente! – con le sue stesse fattezze (ovviamente sempre da lei interpretata, ma diversamente vestita).

Questa, infatti, indossa abiti vagamente ottocenteschi (e i film citati sono ambientati più o meno in quel periodo), seppur modificati. Kerli/marionetta è conciata da gothic-lolita (o forse da erotic-gothic-lolita, visti i centimetri di epidermide scoperta per una donna dell’epoca…).

 
Non appare quindi un caso che Kerli abbia affermato di essere pronta a “fare follie pur di fare anche solo la comparsa” in un film di Burton, dal momento che è riuscita ad incontrarlo personalmente dopo aver girato il videoclip in questione.

Ovviamente non possiamo che augurarle di muovere qualche passo sotto la direzione del regista californiano, sperando che continui fruttuosamente il proprio percorso creativo nel mondo della musica. Magari, facendo un salto al (o nel) cinema ogni tanto…

Il videoclip del brano:
http://www.youtube.com/watch?v=oN1oOKD2qsQ

Pubblicato su LouVision (
http://www.loudvision.it/rubriche-tim-burton-in-estonia--464.html)

postato da: Iohannes alle ore 17:44 | link | commenti (2)
categorie: - presi dal cinema -

I DVD del mese: Novembre 2009

ATTENZIONE: Le faccine vengono assegnate basandosi sui pareri della critica cinematografica, sulle visioni personali e sulle "voci di corridoio" (passaparola, visioni altrui, ecc...).

I love Radio rock

Transformers: La vendetta del caduto

Una notte al museo 2: la fuga

Il superpoliziotto del supermercato

Parc

Family holiday

Outlander - L'ultimo vichingo

S. Darko

Effetti collaterali

Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito

Harry Potter e il principe mezzosangue

I Love You, Man

Immagina che

Garage

Parasomnia

Sex Movie in 4D

Terminator Salvation

Denti

postato da: Iohannes alle ore 17:24 | link | commenti
categorie: - i dvd del mese -
lunedì, 12 ottobre 2009

THE WRESTLER

“Egli fu trafitto per i nostri peccati, schiacciato per le nostre iniquità”: queste parole del profeta Isaia vengono accostate nel film al suo malridotto protagonista, che ha deciso di dare la propria vita per gli altri. Di dare la propria carne. Venderla. Randy “The Ram” (“l’ariete”) Robinson, la carne, finisce persino per servirla al bancone di un minimarket. Lottatore di wrestling caduto in disgrazia, attraversa una ‘vita’ – diciamo ‘esistenza’ – di ordinario squallore: è terribilmente solo, è audioleso, pieno di cicatrici, porta abiti con rattoppi a vista. E per mantenersi continua a offrire per un pugno di dollari le proprie ridicole performance sui ring della più grigia provincia americana. Un po’ come Cassidy, spogliarellista/mamma over-40 di cui è cliente, che per i grezzi avventori del “Cheeques” è troppo vecchia. Lei crede ancora di poter dare una svolta alla propria vita, cosa che a Randy non riesce: sua figlia Stephanie non è più una bambina, ed il tentativo di averla più vicina, dopo anni di abbandono dovuti all’ubriacatura da successo, fallirà per una brutta ‘distrazione’ (cocaina + prostituta). Ormai “The Ram” è modernariato biologico, sgualcita icona su poster per chi fu ragazzino negli anni Ottanta, in cui furoreggiava. La vittoria del 1989 contro l’“Ayatollah” è storia, storia da smerciare in obsolete VHS abbinate a costose cartoline autografate (8 dollari l’una). Un inevitabile infarto legato ai troppi sforzi, all’età inadatta, ai cocktail di ormoni e alle pubbliche umiliazioni spianeranno la strada per l’ultima sfida dell’“ariete sacrificale”.

Il newyorchese Darren Aronofsky affronta nuovamente il tema del disfacimento del corpo: dopo Requiem For A Dream e L’albero della vita, The Wrestler dà spazio a chi, volendo o nolendo, si ritrova ad adattare e a vendere la propria fisicità per tirare a campare. Mickey Rourke non interpreta “The Ram”: lo è. La simmetria tra le due figure è sfacciatamente evidente, così com’è suggerita quella con il personaggio di Cassidy (una credibilissima Marisa Tomei). Rourke indossa in maniera tanto egregia quanto spontanea i panni e la pelle di un ‘anti-Rocky’, uno sportivo scalcagnato che non trova la redenzione passando sul ring. Lì (“Questo è l’unico posto dove non mi faccio del male”) riceve un’accettazione ed un calore umano – seppur effimeri – che in tanti gli negano, a patto però di ritrovarsi insanguinati (ed il sangue che lo spettatore vede è vero) e martoriati (allucinante lo scontro condito da scala, sparapunti e filo spinato). Non è un caso che il Nostro sia spesso pudicamente ripreso di spalle, e che per vederne il volto per la prima volta debbano passare ben cinque minuti di film, di cui lui è davvero la ragion d’essere. Infatti la sceneggiatura di R.D. Siegel è, a conti fatti, abbastanza convenzionale nella propria drammaturgia: a far la differenza vi è una regia antihollywoodiana, una fotografia che fa largo uso di cinepresa a spalla e l’ambientazione. Più che alle botte da orbi, lo spazio è dato ai retroscena, catturati con l’aria di chi prova compassione ed affetto per i teneri bestioni che li popolano. E la canzone di Bruce Springsteen dei titoli di coda lo conferma. In definitiva, The Wrestler è una pellicola sulla dignità dei corpi e delle anime che essi contengono. Mickey Rourke, per il proprio passato di attore – decaduto e ora risorto – e di pugile, ci fa vedere quali segni lascia il tempo su chi non sa reggere le luci dello showbiz ed il cannibalismo della folla. E il suo viso da marpione furbetto che fu è ben più lontano di nove settimane e mezzo fa.

 

CRITICA ▲▲▲

 

VISIONE CONSIGLIATA


postato da: Iohannes alle ore 19:18 | link | commenti (5)
categorie: the wrestler
sabato, 10 ottobre 2009

I DVD del mese: Settembre e Ottobre 2009

The host
State of Play
Bernard and Doris
Louise Michel
RocknRolla
The Clique
Tony Manero
Houdini, l'ultimo mago
Oasis
San Valentino di sangue 3D
St. Trinian's
Stesso sogno
The lucky ones
The Punisher - Zona Di Guerra
Ultimate Avengers 2
Legami di sangue
The Uninvited
Battaglia per la Terra 3D
Dark wolf
Fortapàsc
Generazione mille euro
Gli amici del bar Margherita
Io & Marley
La verità è che non gli piaci abbastanza
Linha de passe
The Dying Gaul
Uomini che odiano le donne
Il canto di Paloma
Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto - Director's Cut
Visions
Cadillac Records
Ca$h
Corsa a Witch Mountain
Destiny's Bride
Hannah Montana: The Movie
Il potere della spada
Il Sangue dei Vinti
Lezioni d'amore
L'arte della guerra 3
Macbeth
Martyrs
Ponyo sulla scogliera
Role Models
Termination point
Un'estate ai Caraibi
17 Again - Ritorno al liceo
Ghost Town
La Rivolta delle Ex
Mostri contro Alieni
Sacro e profano
Angeli e Demoni
Boy-A
Crossing Over
Jack And Jill
La misma luna
Moonacre - I segreti dell'ultima luna
S. I. S. - Sezione Indagini Speciali
Far Cry
Fan Boy
Il nome del mio assassino
Kill Shot
Scuola per canaglie
Star Trek
The Grudge 3
The Uninvited

postato da: Iohannes alle ore 17:13 | link | commenti
categorie: - i dvd del mese -
martedì, 22 settembre 2009

Presi dal cinema: Spot YOGA AQ

Quentin Tarantino è un cineasta tipicamente postmodernista. Ciò cosa vuol dire? Innanzitutto, forse è meglio far prima un passo indietro.

Nell’era postmoderna l’immaginario collettivo è saturo di riferimenti ad opere del passato. E le opere postmoderniste (che a dire il vero, proprio per la loro natura, dovrebbero jamesonianamente chiamarsi “testi”) sono ottenute a partire da altre opere – o da frammenti di esse – ricombinate in maniera creativa, in modo da giungere ad ottenere qualcosa di nuovo (o che almeno sembri tale).

Torniamo a Tarantino: il suo cinema – che è postmodernista – si nutre di cinema del passato, e non solo. In tutti i film del Nostro abbondano riferimenti (sfacciatamente evidenti o no) a serie TV, a (s)cult movies, e così via.

Stavolta, però, è stato Tarantino ad aver fornito ‘materia prima’ ad altri: il suo flashback in stile anime di “Kill Bill Vol.1” (quello sulle origini della criminale orientale O-Ren Ishii, interpretata da Lucy Liu) è stato ripreso da una pubblicità di succhi di frutta, in onda da svariati mesi. Infatti nel suddetto spot abbiamo una ragazza vestita più o meno come la protagonista dell’opus tarantiniano (“La sposa” Uma Thurman) che elimina, a suon di calci e di cazzotti, i radicali liberi antropomorfizzati (conciati a metà strada tra gli “88 folli” della Yakuza del film e le famose “Iene”, sempre tarantiniane).

Ricapitolando, nella pubblicità in questione abbiamo la scena di “Kill Bill Vol.1” in cui la Thurman lotta con gli “88 folli”, però ricalcata con lo stile dell’anime sulle origini di O-Ren Ishii.

Oggigiorno la cultura è mercificata, e le merci sono ‘culturalizzate’: non ci vuole molto per trovare un’opera di Andy Warhol stampata su di una shopping bag. Stavolta ci è toccato (intra)vedere Tarantino attraverso uno spot TV sui succhi di frutta.

Lo spot: http://www.succhiyoga.it/Video/yoga_aq4.html

L'anime del film:

“La sposa” contro gli “88 folli”:

Pubblicato su LoudVision (http://www.loudvision.it/rubriche-kill-bill-volume-1-tarantino-alla-frutta--444.html).


postato da: Iohannes alle ore 14:39 | link | commenti (2)
categorie: - presi dal cinema -
martedì, 15 settembre 2009

Patrick with the ghosts

18/08/1952 - 14/09/2009

Ha creduto e sperato a lungo di poter battere la terribile malattia che poi l'ha ucciso, un tumore al pancreas, probabilmente figlio degli anni impregnati di fumo e alcol ai quali 'si diede' dopo la morte del padre.

PATRICK SWAYZE non ce l'ha fatta.

Ha recitato fino all'ultimo, fin quando ha potuto. Il suo ultimo film è POWDER BLUE (2009), affiancato da Jessica Biel, Ray Liotta, Forest Whitaker e Lisa Kudrow.

E' stato il mitico surfer/guru/rapinatore Bodhi in POINT BREAK; drag queen in A WONG FOO, GRAZIE DI TUTTO, JULIE NEWMAR; fantasma innamorato e protettivo nel famosissimo GHOST; si è saputo difendere diventando IL DURO DEL ROAD HOUSE; ha dato lezioni di ballo in DIRTY DANCING...

Un'icona sexy del cinema a cavallo fra gli anni '80 e '90 se ne va.

Che riposi in pace. Amen.


postato da: Iohannes alle ore 15:58 | link | commenti (2)
categorie: - informazioni -
lunedì, 14 settembre 2009

Miss Cinema 2009: Claudia Loy


postato da: Iohannes alle ore 16:41 | link | commenti
categorie: - informazioni -
mercoledì, 02 settembre 2009

Le microcensioni di Aprile 2009

Film visti o rivisti nel suddetto mese:

 

MAMMA MIA! ▲▲½

Divertente ma sgangherato musical, che deve tutto alla simpatia del cast, alla fotogenia della Grecia e alle musiche degli ABBA. La regia e la sceneggiatura, man mano che si procede nella narrazione, mostrano un mare di pecche, con un finale che sembra uscito da Un medico in famiglia.

 

 

UNDEAD OR ALIVE ▲½

“Zombedy” – così dicono i titoli di testa – abbastanza squallida, girata con due dollari e montata in una maniera inutilmente ‘furba’ al fine di mascherare la disarmante povertà di mezzi. Si salvano due o tre idee, ma complessivamente il ritmo è basso e la regia è inerte. Brutte musiche.

 

 

CANE DI PAGLIA ▲▲▲½

Saggio di Peckinpah sulla violenza latente nell’essere umano, che in determinate situazioni può trasformare anche la persona più docile in un omicida perfetto. Molti  nel criticarlo – sbagliando – l’hanno interpretato in chiave socio-politica, il che vedrebbe il protagonista come un borghese che punisce gli ‘ignoranti’ operai, ‘rei’ di appartenere ad una classe più bassa. Ma l’ignoranza che appare nella pellicola è quella di modi: gli zotici sono prepotenti, sboccati, maneschi. E non rispettano le donne (che il regista ritrae sempre ambiguamente). Dustin Hoffman (eccellente) è una persona che non ne può più di essere umiliata gratuitamente. Egli, inoltre, difende pure un povero minorato del posto… E’ uno di quei film che non vanno persi se si vuole considerare il tema della violenza sul grande schermo.

 

 

GETAWAY ▲▲▲½

Thriller d’inseguimento divertente e con una bella trama (tratta da un romanzo e sceneggiata da Walter Hill), con uno Steve McQueen ed una Ali McGraw perfetti nell’essere sia ottimi attori che sex-simbol. Uso geniale del montaggio e del ralenti. In alcuni frangenti emerge la misoginia di Peckinpah.

 

 

IL CORVO ▲▲▲

Pellicola underground più nell’aspetto che nella sostanza, unisce sentimenti alti e istinti bassi nella figura del protagonista, che è sia salvatore di anime perdute che giustiziere della notte. Trama semplice e lineare, riscattata da una messinscena di innegabile fascino, con una colonna sonora davvero bella. Brandon Lee è bravo, e questo suo (purtroppo) ultimo film lo consegna prematuramente al mito.

 

 

TRAINSPOTTING ▲▲½

Divertente ma sconclusionato collage di peripezie di un gruppo di drogati perditempo. Le figure di contorno sono ridicole macchiette. È evidente che al regista Boyle non importi dare un giudizio morale sulle turpi vicende narrate, ma solo sfruttarle come materiale al servizio del proprio talento.

 

 

MADAGASCAR 2 ▲▲▲

Più originale e più brillante del primo capitolo, non delude sotto nessun punto di vista, anche grazie ad una sceneggiatura che evita melensaggini superflue. Come sempre, strepitosi i personaggi di contorno. Finale aperto.

 

 

TRUE LIES ▲▲½

Insolita incursione di James Cameron nella commedia d’azione ipertrofica e quasi demenziale. Potrebbe sembrare un film di Michael Bay ‘aggiustato’. Moderatamente divertente, ammesso che non lo si prenda troppo sul serio. Se fosse stato meno prolisso, ci avrebbe guadagnato l’economia della narrazione.


postato da: Iohannes alle ore 15:21 | link | commenti (14)
categorie: - microcensioni -